IGP, DOCG e DOC: il significato delle denominazioni del vino

IGT, IGP, DOCG, DOP e DOC: qual è il significato di queste parole nel mondo del vino? Di seguito la nostra guida alle denominazioni del vino, con una speciale attenzione ai vini pugliesi.

DOC significato, DOCG e vini IGTI vini possono essere classificati in funzione di diversi aspetti, fra cui la categoria principale è la denominazione di origine o indicazione geografica di appartenenza.

Un vino può essere generico, ovvero senza denominazione di origine o indicazione geografica, ma solitamente in Italia è possibile risalire all’origine di un vino a partire dalle indicazioni IGP o IGT, DOP, DOCG o DOC; il significato di ciascuno di questi termini lo vedremo di seguito.

Vini DOC significato e legislazione attuale

Attualmente la legislazione della comunità europea (Regolamento CE n. 479/2008) distingue innanzitutto fra:

  1. Vino a Origine Geografica (DOP – DOC e DOCG – e IGP): vengono prodotti in una determinata area geografica seguendo un disciplinare;
  2. Vino senza Origine Geografica: non c’è un disciplinare che regoli la loro elaborazione né hanno un legame territoriale. In passato venivano definiti vini da tavola.

È possibile produrre quindi un vino generico e svincolarsi di qualsiasi disciplinare, oppure richiedere la certificazione DOCG, DOC e IGP, e rispettare i regolamenti anche per quanto riguarda le etichette del vino (Regolamento CE n. 607/2009).

In ordine crescente di specificità, il vino italiano ufficialmente distingue:

  • Vino (prima vino da tavola);
  • Vino Varietale e/o Vino d’Annata;
  • Vino a Indicazione Geografica Protetta IGP (ex IGT);
  • Vino a Denominazione di Origine Protetta DOP (comprende sia DOC che DOCG);
  • Vino a Denominazione di Origine Protetta DOP con indicazione di sottozona o menzione geografica aggiuntiva.

A gennaio 2016 si contano in Italia 74 vini DOCG, 332 vini DOC e 118 vini IGT o IGP.

DOC significato: DOCG e DOP? Vino IGT o IGP?

La normativa italiana recepisce quella europea con qualche peculiarità, che può però comportare un po’ di confusione in certi casi. Innanzitutto, la tradizionale sigla IGT, prima utilizzata per i vini a Indicazione Geografica Tipica, può continuare ad essere utilizzata al posto della corrispondente IGP – Indicazione Geografica Protetta; quindi IGT e IGP a questa fine sono identiche.

La categoria DOP andrebbe ad assorbire i vecchi DOCDenominazione di Origine Controllata – e DOCGDenominazione di Origine Controllata e Garantita –, che però permangono come specificità italiana. Quindi, anche se entrambe denominazioni oggi rientrano nei vini DOP, è possibile continuare a utilizzarle e, di fatto, sono quelle le sigle che siamo abituati a vedere sulle etichette di vino italiano.

La legislazione italiana conserva inoltre determinate menzioni di sottozone o di sottodenominazioni.

Indicazione geografica non è sempre sinonimo di qualità

Spesso si confonde denominazione di origine o indicazione geografica con qualità del vino, soprattutto in certi mercati esteri (come nel Regno Unito), ma anche molte aziende abusano di questa classificazione per lanciare campagne di marketing. La verità è che le categorie previste dalla normativa sulle denominazioni vanno a regolare la qualità del processo produttivo, che non necessariamente coincide con la qualità del vino in sé.

È vero che i vari disciplinari per i vini DOC, DOCG o IGP prevedono dei requisiti per ottenere la certificazione, ma va detto che, specificamente per quel che riguarda le caratteristiche organolettiche del vino, questi requisiti minimi sono molto generici.

È molto diversa dalla situazione in Francia, ad esempio, dove la legislazione nazionale si avvicina molto ad un modello di gerarchia qualitativa.

In effetti, la scelta per un’azienda di far rientrare un vino nella categoria IGP, DOC o DOCG può essere semplicemente commerciale e non geografica.

Nel nostro Paese, infatti, famosissime cantine elaborano vini pregiati ultra premiati, che costano anche centinaia di euro, e che sono IGP. In questi casi, è la qualità del prodotto e il nome del produttore a fare la differenza, e non la classificazione geografica legale.

 

doc significato

IGP: Indicazione Geografica Protetta

La denominazione IGP – Indicazione Geografica Protetta -, o più tradizionalmente IGT – Indicazione Geografica Tipica -, indica vini prodotti in aree generalmente ampie ma secondo dei requisiti specificati.

I vini IGT o IGP devono essere elaborati con uve che provengono per almeno l’85% esclusivamente da tale zona geografica, con indicate le caratteristiche organolettiche, e secondo un disciplinare di produzione; i vini IGT o IGP possono riportare sull’etichetta, oltre all’indicazione del colore, anche l’indicazione del o dei vitigni utilizzati e l’annata di vendemmia.

I vini pugliesi che vantano la denominazione IGT o IGP sono sei:

  • Daunia IGT
  • Murgia IGT
  • Puglia IGT
  • Salento IGT
  • Tarantino IGT
  • Valle D’Itria IGT

DOC: Denominazione di Origine Controllata

Con Denominazione di Origine Controllata o DOC si intende un vino elaborato a partire da uve raccolte in una zona delimitata, rispettando uno specifico disciplinare di produzione approvato con decreto ministeriale.

vini DOC, prima di essere messi in commercio, vanno sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico, in grado di certificare il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare DOC, e che ne approverà la vendita come tale.

La Puglia vanta 28 vini DOC:

  • Aleatico di Puglia
  • Alezio
  • Barletta
  • Brindisi
  • Cacc’e mmitte di Lucera
  • Castel del Monte
  • Colline Joniche Tarantine
  • Copertino
  • Galatina
  • Gioia del Colle
  • Gravina
  • Leverano
  • Lizzano
  • Locorotondo
  • Martina o Martina Franca
  • Matino
  • Moscato di Trani
  • Nardò
  • Negroamaro di Terra d’Otranto
  • Orta Nova
  • Ostuni
  • Primitivo di Manduria
  • Rosso di Cerignola
  • Salice Salentino
  • San Severo
  • Squinzano
  • Tavoliere delle Puglie o Tavoliere
  • Terra d’Otranto

DOCG: Denominazione di Origine Controllata e Garantita

La DOCG è riservata ai vini DOC da almeno dieci anni ritenuti di particolare pregio, come conseguenza delle sue caratteristiche qualitative e dell’incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici. Si tratta di vini che hanno acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale e internazionale.

Prima di essere messi in commercio, i vini DOCG vanno sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico, attestanti il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; l’esame organolettico va essere ripetuto ad ogni partita, anche durante l’imbottigliamento del vino. Infine, i vini DOCG vengono sottoposti ad un’analisi sensoriale (assaggio) a cura di un’apposita commissione.

Vi sono quattro vini pugliesi che vantano la denominazione DOCG, una in Salento e le altre tre in Castel del Monte:

  • Primitivo di Manduria Dolce Naturale
  • Castel del Monte Bombino Nero
  • Castel del Monte Nero di Troia Riserva
  • Castel del Monte Rosso Riserva

Se avete dubbi o domande vi invitiamo a lasciare un commento o a scrivere al nostro Enologo Nicola Centonze a enologia@nicolacentonze.it

 

Condividi con altri Cultori del Vino!

1 Reply to "IGP, DOCG e DOC: il significato delle denominazioni del vino"


Got something to say?

Some html is OK