Julien Miquel: “In Italia il viticoltore è profondamente connesso con il vigneto”

Julien Miquel Wine

Abbiamo intervistato Julien Miquel, fondatore del premiato blog SocialVignerons.com, Community Manager & Esperto di Vino. Enologo e Diplomato WSET, Julien Miquel è francese ma ha anche lavorato in Toscana, ed è un appassionato della condivisione di conoscenze e amore per il vino.

1. Julien Miquel: Sei stato di persona nel Sud Italia? Quali varietà meridionali preferisci?

Ho visitato Pompei con la scuola superiore, però temo che allora non avevo l’età sufficiente per bere! Non ho più avuto l’occasione di andare più giù oltre Roma, il cui è un peccato e vorrei tanto esplorare meglio l’Italia.

Tuttavia, come parte degli esami WSET che ho sostenuto qualche anno fa, sono stato interrogato su alcuni vini tradizionali del Sud Italia. Devo dire che sono rimasto molto colpito dalla qualità del vino Aglianico. Trovo che questa varietà abbia un potenziale mondiale di alta classe, non solo Taurasi ma anche in altre zone come in Basilicata.

2. Hai mai assaggiato vini pugliesi? Cosa ne pensi?

Sì, ho assaggiato Uva di Troia un paio di volte, e ricordo essere stato colpito dalla sua concentrazione e tipicità.

E poi, naturalmente, ho bevuto alcune volte il Primitivo di Puglia, il cui trovo sempre molto gradevole, fruttato e gratificante per un amante dei vini rossi poderosi come me. Devo ammettere che non ho assaggiato i vini Primitivo top e non saprei dire fino a dove possono arrivare in materia di qualità. Avrei bisogno di più assaggi per dare una risposta adeguata a questa domanda, forse mi potete aiutare voi 😉

3. Qual è il tuo vino italiano preferito e perché?

Penso che se dovesse rispondere a questa domanda con il cuore, direi che i super vini Toscani sono tra i miei preferiti, specialmente dalla costa perché è lì che ho lavorato.

Quel che mi piace sul vino è sentirsi collegato con il posto e con la gente che lo produce, perché li ho conosciuti, ho lavorato con loro, ci sono stato. Quindi naturalmente amo i vini toscani perché ho conosciuto tanta gente fantastica lì con chi ho condiviso momenti indimenticabili.

Il Primitivo è un vino molto gradevole, fruttato e gratificante per un amante dei vini rossi poderosi come me - Julien Miquel

Poi ho assaggiato alcuni dei vini top della zona come OrnellaiaSassicaia, e c’è da dire che non solo male in assoluto. Essendo un enologo laureato a Bordeaux, questo tipo di vino corrispondono ad uno stile che conosco più che bene, quindi posso collocarli con certezza nelle prime posizioni nel grande schema dei vini internazionali.

Detto ciò, quel che amo dei vini italiani è che rimango sempre stupito con ogni nuovo buon vino che assaggio, perché hanno uno stile inaspettato che non si corrisponde al classico schema Cabernet/Merlot che conosciamo tutti.

La mia ultima felice scoperta di questo genere è stato il Collepiano Sangrantino di Montefalco di Arnaldo-Caprai. Un vino favoloso: profondo, complesso, bilanciato e con tanta personalità. Sono anche un appassionato dei vini Barolo per la sua complessità insieme al suo poderoso carattere speziato e minerale, tutte queste qualità combinate in  una maniera unica.

4. Quali pensi siano le principali differenze fra fare vino in Italia e in Francia?

Questa è una domanda difficile. L’Italia come la Francia sono Paesi molto diversi dal punto di vista culturale e, per quanto riguarda il vino, qualsiasi considerazione generalizzata che potrei dire sarà sempre discutibile e falsa ad un certo punto.

Quindi risponderò da un punto di vista personale ed emotivo, che riguarda la mia esperienza e percezione personale. Così è chiaro per tutti, incluso per me, che sono pareri soggettivi e non necessariamente reali.

“Lavorando nella produzione di vino in Italia, ho sentito un collegamento solido e profondo con la terra e il vigneto; questa connessione è talmente legata allo stile di vita dei viticoltori che si trasferisce naturalmente ai vini che producono”. - Julien Miquel

In Francia, almeno in certe regioni, fare vino è ormai da molto tempo diventata un’operazione talmente sofisticata che si è perso questa connessione naturale con il territorio. Le cantine e i suoi impiegati non si vedono più come viticoltori o persone legate alla terra.

Certo che si sta tornando a quelle radici adesso, con il successo del vino biodinamico e altre tendenze che puntano alla tipicità, mineralità ed espressione del terroir. Tuttavia, per molti viticoltori ricollegarsi alla terra è un’abilità che deve essere acquisita un’altra volta.

Invece in Italia, questa connessione con la terra non si è mai persa, almeno in molte zone. Tutto quel che devono fare adesso è aggiungere un po’ di modernità alla produzione di vino per trovare una perfetta espressione del terroir.

Julien Miquel

5. Hai un audience online molto alta, cosa consiglieresti alle cantine per migliorare la loro presenza online?

Semplicemente di prendere il controllo della loro propria storia e dei loro social network. La comunicazione nelle rete sociali non deve essere necessariamente perfetta o troppo impostata. E’ anche meglio se non lo è, perché la gente preferisce l’autenticità anziché la falsa perfezione.

Quindi si tratta piuttosto di avere fiducia nella propria storia, e cominciare a cimentarsi nelle reti sociali, condividendo alcune foto e pensieri sul proprio lavoro, il proprio ambiente, le persone che ci lavorano, etc. E’ solo praticando che uno impara, anche se ciò comprende fare qualche errore nel percorso. Non c’è maniera di imparare a nuotare sennò tuffandosi in piscina.

Le persone vogliono conoscere la tua storia, perché stanno comprando il tuo vino e introducendolo nei loro corpi. Però non tutti possono venire a trovarti in cantina, per molti è una spesa troppo salata. Bisogna essere generoso e condividere la propria storia con altri attraverso i canali multimediali; così, se loro non possono venire da te, un pezzo del tuo vigneto e/o cantina verrà da loro attraverso foto, video, etc.

“Quel che amo dei vini italiani è che rimango sempre stupito con ogni nuovo buon vino che assaggio”. - Julien Miquel

6. Attualmente ci sono tanti wine bloggers: come si può distinguere tra quelli “improvvisati” e quelli di valore?

E’ un’ottima domanda. Penso si possa incominciare facendo due cose: una molto semplice, e l’altra un pochino più lenta.

Innanzitutto controllerei la sezione ‘Chi Siamo’ del blog per vedere cosa dice. E’ sorprendente quanti wine bloggers non si preoccupano per spiegare chi sono, da dove vengono, a volte non dicono neanche il loro nome reale né pubblicano una foto di loro stessi! Guardate obiettivamente come parlano del loro lavoro e del suo rapporto con il vino, e fatevi una ragione sulla credibilità del loro discorso. E’ un modo semplice, e direi abbastanza affidabile, per capire che tipo di wine blogger sia.

Dopodiché potete leggere alcuni articoli sul blog per capire se sono più o meno approfonditi, o almeno viene condivisa qualcosa autentica e di valore. Personalmente trovo più interessanti e rilevanti i testi di coloro che parlano almeno un po’ su loro stessi che sull’argomento in questione 🙂

Ringraziamo davvero Julien Miquel per il suo tempo e le sue preziose risposte, e vi invitiamo a seguirlo su Social Vignerons, dove potete trovare informazione davvero di valore sul vino di tutto il mondo!

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