Vino Biologico: fondamenti del bio e situazione in Italia

L’agricoltura biologica è ormai diffusissima in Italia, anche per quanto riguarda il vino. A marzo 2016 è stato avviato il Primo Piano Strategico Nazionale sul Biologico, approvato in Conferenza Stato-Regioni, e sono cresciuti del 20% i consumi di vino biologico.

Agricoltura biologica: i fondamenti

L’agricoltura bio, sostenibile e innovativa, è la strada da seguire per garantire un equilibrio produttivo, economico e ambientale per il futuro. La crescita continua della popolazione mondiale comporta la necessità di assicurare cibo adeguato e accessibile, ma l’aumento della produzione di alimenti che si è verificata negli ultimi decenni ha colpito fortemente le risorse naturali.

La tutela dell’ambiente e l’attenzione al benessere dell’uomo sono i principali obiettivi del biologico, che non usa OGM, fertilizzanti o diserbanti chimici di sintesi, insetticidi o anticrittogamici. In più, prevede la rotazione delle colture e la piantumazione di siepi, nonché la salvaguardia di boschetti e stagni con lo scopo di ospitare la fauna utile che contrasta in maniera naturale quella nociva.

Mangiare biologico vuol dire prendersi massima cura anche del benessere degli animali, la cui alimentazione si basa sul pascolo e su foraggi biologici, vietando l’utilizzo preventivo di farmaci e antibiotici.

Non solo in campagna ma anche nella fase di trasformazione dei prodotti: fare un vino biologico o un vino biodinamico (nonché altri alimenti biologici) vuol dire evitare coloranti, conservanti, esaltatori di sapidità e ogni altro inutile additivo, nonché ripudiare qualsiasi tecnica che trasforma la natura degli ingredienti.

Questa agricoltura nuova è dettagliatamente regolata da norme europee e nazionali, e sottoposta a un sistema di controllo europeo che prevede regolari ispezioni, sia in campagna che nell’industria, con prelievo di campioni e analisi specifiche per escludere contaminazioni da sostanze non ammesse, anche accidentali.

vino biologico

Vino biologico: regolamento europeo

Fino al 2012 il Regolamento CE n. 834/2007 consentiva ai produttori di riportare in etichetta soltanto la dicitura “vino ottenuto da uve da agricoltura biologica“, dopodiché con l’introduzione del Regolamento CE n. 203/2012 si può incominciare a parlare di vino biologico.

E’ previsto il divieto di utilizzo di alcune sostanze ma anche certe pratiche, come la desolforizzazione, la dealcolizzazione, la concentrazione per raffreddamento, l’elettrodialisi e l’impiego di scambiatori di cationi.

Inoltre, per i trattamenti termici la temperatura non può oltrepassare i 70 °C, e per la centrifugazione e la filtrazione, con o senza coadiuvante di filtrazione inerte, la dimensione dei pori non può essere inferiore a 0,2 micrometri.

In cantina sono bandite le sostanze di derivazione chimica, mentre sono ammesse quelle biologiche ovvero di origine animale, minerale o vegetale, come ad esempio la gomma arabica, la colla di pesce, la caseina, l’albumina, la bentonite, la perlite ed altre materie prime di origine biologica. In effetti, non necessariamente parliamo di un vino biologico vegano, perché il regolamento bio non bandisce l’uso di sostanze d’origine animale. In questo senso consigliamo la lettura del nostro approfondimento sul vino vegano.

I vini bio e i solfiti

Il regolamento europeo è chiaro anche per quanto riguarda il vino biologico senza solfiti, ovvero fissa dei limiti per la quantità di anidride solforosa totale nel vino bio rosso secco pari a 100 mg/l e bianco secco fino a 150 mg/l. Per maggiori informazioni al riguardo consigliamo la lettura del nostro articolo sul vino senza solfiti.

Infine, per potere utilizzare il logo “bio” un vino biologico dev’essere necessariamente certificato da un ente preposto, come ad esempio BIOS, ICEA, AIAB, ECOCERT Italia, CCPB, CODEX, Bioagricert e altri ancora. Fate attenzione quindi a individuare la corrispondente certificazione quando siete nei negozi bio o quando acquistate prodotti biologici online.

Agricoltura biologica: la situazione in Puglia

vini bioLa superficie destinata al vino e cibo biologico in Italia al 2016 supera gli 1,3 milioni di ettari, con oltre 55.000 operatori che raggiungono complessivamente un fatturato di quasi 4 miliardi di euro.

Tutto il mercato internazionale del bio è nettamente in crescita: nel 2014 ha rappresentato un giro d’affari di più di 60 miliardi di Euro. Solo in Europa questo fatturato è aumentato del 7,6% in un anno, raggiungendo i 26 miliardi di Euro. Il più grande mercato mondiale dei prodotti bio sono però gli Stati Uniti, che ha un giro di 27 miliardi di Euro.

Agricoltura biologica: il Piano Strategico Nazionale

Il Piano Strategico Nazionale sul Biologico introdotto a marzo 2016 punta a incrementare il bio italiano in termini di mercato e di superficie, attraverso anche l’aggregazione del mondo della produzione e le relazioni con i settori della trasformazione, distribuzione e commercio, creando specifiche forme associative, semplificando la normativa e investendo molto in ricerca e innovazione.

Le dieci linee guida del Piano mirano, inoltre, a una migliore efficacia del sistema di controllo e certificazione, nonché alla promozione internazionale dei prodotti biologici Made in Italy – forse arriverà un marchio distintivo per il bio italiano -, e all’istituzione di percorsi formativi sull’ agricoltura biologica in ambito universitario.

Se avete dubbi tecnici per quanto riguarda il vino biologico o la viticoltura in generale, vi invitiamo a scrivere al nostro Enologo Nicola Centonze a enologia@cultoridelvino.it

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