Vinodentro: passione o ossessione?

Un film con una colorazione nera, un retrogusto di mistero e una decisa fragranza onirica: si potrebbe definire cosi, dopo un’analisi visiva, ma anche “olfattiva”, Vinodentro, film del 2014 diretto da Ferdinando Vicentini Orgnani e interpretato da Vincenzo Amato, Giovanna Mezzogiorno, Pietro Sermonti, Lambert Wilson e Daniela Virgilio. Di seguito la recensione del film, a cura di Alessandro Voci.

vinodentro

In questa pellicola di 100 minuti viene sviscerato tutto l’amore, ma anche l’ossessione, per il vino, e il mondo racchiuso dentro una bottiglia o un calice, trasmesso dai personaggi nel corso della narrazione.

L’ambientazione non poteva che essere più adatta: il film è infatti girato e la storia si svolge a Trento e provincia, tra i territori con una produzione vitivinicola molto caratterizzata.

La storia è quella di Giovanni Cuttin, impiegato di banca e astemio convinto, dalla vita sicuramente mediocre, quasi anonima. L’esistenza di Giovanni viene però sconvolta dall’incontro con un “il Professore”, misteriosa entità rivelatrice per Giovanni, e con i suoi 3 assistenti: Marco, Matteo e Luca.

Sarà sufficiente un assaggio di Marzemino, vino DOC Trentino, per travolgere Giovanni in un mondo completamente nuovo, nel quale il vino è il principale protagonista.

Da questo momento, infatti, per Giovanni Cuttin inizia una nuova vita: diventa direttore della filiale della banca in cui lavora e appassionato esperto di vini e si lascia coinvolgere da un furore che lo spingerà a diventare collezionista di bottiglie pregiatissime e costosissime.

Tutto questo avviene all’oscuro della moglie Adele, che, tuttavia, scoprirà presto la lista delle molte spese effettuate dal marito per rimpolpare la propria collezione, segreto che porterà alla separazione.

Tutto ciò viene raccontato da Giovanni al commissario Sanfelice durante l’interrogatorio per l’omicidio dell’ex moglie.
Vincenzo Amato

Vincenzo Amato, Vinodentro

La struttura del film Vinodentro, dunque, è sviluppata su una serie di flashback che portano lo spettatore su due piani diversi di narrazione: il presente dove il protagonista si confronta con il commissario non solo sull’omicidio e sul racconto, ma anche sulla passione comune per il vino, e il passato, sul quale Giovanni racconta aneddoti ed episodi dai tratti decisamente onirici.

Lo spettatore, infatti, è portato a pensare che il racconto sia frutto di vaneggiamenti o invenzione del protagonista. La teoria trova anche conferma nel presente, dove il commissario Sanfelice non trova riscontri oggettivi al racconto di Cuttin.

Vinodentro: la passione diventa ossessione

Al di là della trama, il film è un racconto di quello a cui può portare una passione viscerale, che, spesso, si trasforma in un’ossessione. Si trattano di due lati della stessa medaglia.

Quel primo sorso di vino del protagonista lo porta un cambiamento epocale: è l’amore per qualcosa che ti entra dentro, che ti cambia e trasforma, ma che se “non controllato” può portare alla fine di tutto.

Questo concetto di “passione VS ossessione” traspare in tutte le scene di Vinodentro, nelle quali il protagonista è sempre in bilico tra la vita di tutti i giorni e la possibilità di sprofondare in un baratro senza fine nel quale la propria passione per il vino si può trasformare in qualcosa di più deleterio e “corrosivo”.

Vinodentro” è dunque il racconto di una passione, una commedia dai tratti noir, ma che può essere visto sotto due punti di vista principali: per l’appassionato del vino (per il quale tra l’altro questo film è un ottimo momento di ripasso dei più amati e famosi vini del mondo) è sicuramente un monito per ricordarsi che esiste un confine tra le sensazioni che ti può dare l’amore per un bottiglia e la vita vera, mentre per l’appassionato del mistero è un’occasione per conoscere una storia diversa dai soliti thriller, gialli o film noir.

Alessandro Voci

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