Vitigni: le principali varietà viticole del Salento

Possiamo riassumere in sei i principali vitigni del Salento: Primitivo, Negroamaro, Malvasia Nera, Malvasia Bianca, Susumaniello e Verdeca. 

Oggi vogliamo parlare di viticoltura salentina e pugliese, e perciò vi proponiamo un approfondimento sulle caratteristiche dei vitigni di questa zona. Per accedere al testo, basta cliccare sul simbolo “+” a sinistra di ogni vitigno.

Vitigni del Salento

Negroamaro
Primitivo
  • Negroamaro
    Non si hanno certezze sull’origine delle uve di Negroamaro né sull’etimologia del suo nome. Potrebbero essere state portate in Salento dai Greci, e il termine derivare da “niger” e “maru”, ovvero “nero” in latino e greco, rispettivamente. Ma potrebbero anche essere autoctone delle coste pugliesi, e chiamarsi così perché le uve del Negroamaro producono vini dal colore scuro e gusto amarognolo, in dialetto salentino detto “niuru maru”.

    Attualmente i vigneti di Negroamaro si trovano principalmente nelle province di Lecce e Brindisi. Sin dal 2011 il Negroamaro è riconosciuto nella Denominazione di Origine Controllata Negroamaro DOC Terra D’Otranto, e da molti anni rientra in alcune DOC pugliesi ormai affermate, quale il Salice Salentino DOC.

    Caratteristiche

    Appartenente ai vitigni a bacca nera, il Negroamaro possiede grappoli di media grandezza, con acini oblunghi, tannici e pieni di parti zuccherine e coloranti, che danno origini a un vino robusto ed asciutto. Si adatta bene al clima caldo e ai terreni aridi, preferibilmente calcareo-argillosi. La maturazione del Negroamaro inizia dopo il 15 settembre e dà luogo a produzioni abbondanti e costanti. 

    I vitigni di Negroamaro vantano un contenuto di resveratrolo cinque volte superiore alla media di altri vini rossi, stando ad una ricerca del professore Rocco Di Stefano, docente dell’Università di Torino. Il resveratrolo è famoso per il suo potere antiossidante e di contrasto ai radicali liberi, essendo anche un potenziale agente antitumorale con notevoli benefici sulla salute.

    Note di degustazione

    Il Negroamaro è un vino dal colore rosso rubino impenetrabile, con un profumo intenso e speziato che ricorda a ciliegie e confettura di frutti rossi. Al palato predominano i sapori di prugna, amarena e mora, con una persistenza evidente ed una buona lunghezza.

    L’astringenza dei tannini naturali di questo vino è equilibrata dalla morbidezza conferita dalla completa maturazione delle uve, che nel Salento è garantita dalla forte calura estiva.

    Il Negroamaro è il vitigno autoctono salentino che apporta più tannini e sostanze coloranti; produce vini dal corpo ricco e caldo, complessi e di grande eleganza.

  • Primitivo
    Il Primitivo è un vitigno antichissimo, portato in Salento più di 2.000 anni fa dagli Illiri, le popolazioni provenienti dalle terre dalmate che poi diedero origine all’antica civiltà messapica.

    L’origine balcanica del Primitivo è dimostrabile dalla somiglianza genetica con altri vitigni quale il croato Crljenak Kaštelanski, probabile origine sia del Primitivo pugliese che dello Zinfandel californiano.

    Seppur originario di Gioia del Colle, in provincia dei Bari, è il Primitivo del Salento quello più affermato e apprezzata a livello internazionale.

    Caratteristiche

    Il suo nome è dovuto alla precocità di maturazione dell’uva, che avviene tra fine agosto e inizi settembre. Il vigneto di Primitivo è famoso anche per i suoi molteplici racemi, ovvero frutti di seconda generazione che vengono sviluppati in gran quantità sulle femminelle. Questi racemi maturano venti giorni dopo la vendemmia dei grappoli primari, e perciò vengono raccolti e vinificati in una seconda fase, che rappresenta un’eccellente opportunità per migliorare la prima vinificazione.

    Si trova tra i vitigni che prediligono terreni caratterizzati da roccia calcarea tufacea, strato di argilla e composti ferrosi.

    Note di degustazione

    Il Primitivo è un vino dal colore rosso intenso quasi impenetrabile, di grande struttura, robusto, concentrato e ricco di estratti.

    Molto profumato, il persistente spettro aromatico del Primitivo è tipicamente floreale e fruttato. Amarena, prugna e mora prevalgono nel suo bouquet, insieme alla violetta, anche appassita. Dopo alcuni anni di invecchiamento è frequente trovare nel Primitivo un profumo di confettura, spesso presente anche nei vini giovani.

    In effetti, con il tempo il Primitivo sviluppa sensazioni aromatiche complesse, a causa della maturazione in botte o barriques, come aromi di cacao, tabacco, liquirizia e pepe nero, nonché certe sensazioni balsamiche di mentolo.

    Il Primitivo è uno dei più importanti vitigni della Puglia, e insieme al Negroamaro rappresenta l’eccellenza salentina nell’enologia internazionale.

Malvasia Nera
Susumaniello
  • Malvasia Nera
    Si tratta di un vitigno a baccanera, appartenente alla composita famiglia dei Malvasia. La Malvasia Nera proviene dalla Grecia, e il suo nome deriva dal porto di “Monemvasia”, una fortezza bizantina che si trovava sulle rocce di un promontorio, sito a sud del Peloponneso. Su questa roccaforte venivano elaborati vini dolci, che furono successivamente esportati dai Veneziani in tutto il continente europeo, con il vecchio nome di Monemvasia.

    Caratteristiche

    In Puglia i vitigni della famiglia Malvasia si trovano solitamente nel Salento, nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto. La Malvasia Nera, dall’aromaticità piacevole ma non troppo marcata, appartiene alle Malvasie aromatiche e viene utilizzata spesso come varietà da taglio per il Negroamaro, al quale conferisce alcolicità, corpo e sapidità.

    Tradizionalmente, sono le uve di Negroamaro e Malvasia Nera quelle che danno vita alla rinomata DOC Salice Salentino.

    Tra le Malvasie a frutto colorato, nero o rosso, si ritrovano anche la Malvasia Nera di Lecce, la Nera di Brindisi e Nera di Basilicata.

    Note di degustazione

    In purezza, seppur difficile da trovare, la Malvasia Nera dà luogo a un vino dal colore rosso rubino brillante, riconoscibile per i suoi profumi eleganti e armonici, insieme ad un corpo caratterizzato da tannini vellutati che si lascia degustare sin da subito.

  • Susumaniello
    Si tratta di un vitigno autoctono pugliese a bacca nera, i cui vigneti sono riscontrabili quasi esclusivamente nel Salento. Utilizzato molto in passato e poi abbandonato, sin da qualche anno i viticoltori salentini hanno riscoperto il Susumaniello e ora puntano forte alla sua rivalorizzazione.

    L’origine del Susumaniello risale alla Dalmazia, e il suo nome fa riferimento all’elevata produttività in età giovanile che lo caratterizza, che ha portato ai viticoltori a definirlo come un vitigno “carico come un somarello”.

    In effetti, il Susumaniello è conosciuto anche come Susumariello Nero, Susomaniello o Somarello Nero. Questa peculiarità, di avere i tralci carichi di grappoli ed un’elevata produttività, è evidente durante il primo decennio di vita della pianta, diminuendo poi drasticamente.

    Il Susumaniello si sviluppa meglio nei vigneti ad alberello, dove manifesta un’ottima vigoria e tolleranza alle malattie crittogamiche. La vendemmia a piena maturazione avviene solitamente a partire dalla seconda metà di settembre.

    Caratteristiche e note di degustazione

    Da questo vitigno si può ricavare un vino dal colore rosso rubino intenso, con un caratteristico aroma fruttato e fragranze di prugna, frutti di bosco e confettura di frutta rossa, accompagnate da note speziate di pepe e vaniglia. Quest’aromaticità, insieme al suo rustico tannino fruttato, danno vita a vini rossi di struttura, eleganti e corposi.

    I vini che si ricavano dal Susumaniello sono sicuramente inimitabili, ed è proprio per questo che i viticoltori salentini sono impegnati nella rivalorizzazione di questo antico vitigno.

Malvasia Bianca
Verdeca
  • Malvasia Bianca
    La principale caratteristica dei vitigni di Malvasia, diffusi in tutto lo Stivale, è la loro particolare aromaticità, la quale può essere molto intensa (come nella varietà Candia), oppure più leggera ma accompagnata da corpo e sapidità, come nella Malvasia del Salento.

    Come già menzionato per la Malvasia Nera, il suo nome fa riferimento al porto di “Monemvasia” nel Peloponneso, dove le uve di Malvasia venivano coltivate dai greci e dai veneziani; questi ultimi commercializzavano i vini dolci di Malvasia diffondendoli in tutta Europa.

    Centinaia di cantine in ben 80 province italiane coltivano le diverse tipologie di Malvasia; i vigneti a bacca bianca però si trovano soprattutto in Puglia, dove vengono utilizzati fondamentalmente come uva da taglio che concorre a molte denominazioni IGP e DOC del Salento.

    Caratteristiche e note di degustazione

    Quando viene vinificata in acciaio, in modo classico, la Malvasia Bianca dà come risultato vini dal colore giallo paglierino tenue, con profumi leggeri, armonici e freschi. La sua buona acidità e marcata sapidità rendono la Malvasia Bianca un vino piacevole, ma raramente viene commercializzato in purezza.

    Considerata, tradizionalmente, come un’uva adatta unicamente all’elaborazione di vini bianchi giovani, alcune realtà salentine ritengono invece che il suo elevato livello di catechine permetta alla Malvasia Bianca di invecchiare bene in bottiglia.

  • Verdeca
    Al colore verdolino delle bacche di questo vitigno autoctono della Puglia fa riferimento il nome Verdeca, la varietà bianca più diffusa nell’intera Regione. Dall’origine probabilmente greca, alcuni studiosi ritengono che ci siano affinità fra la Verdeca e il vitigno portoghese Alvarinho, coltivato nella famosa zona di Rias Baixas.

    Sin da tempi antichi è possibile riscontrare vigneti di Verdeca in Puglia, essendo l’uva a bacca bianca più popolare grazie alla sua vigorosità, resistenza alle malattie e capacità di adattarsi a praticamente tutti i terreni.

    Caratteristiche

    La sua notevole rusticità, tuttavia, ha portato ai viticoltori pugliesi a trascurare la Verdeca durante molti anni perché ritenuta “capace di cavarsela da sola”. In passato questi vigneti sono stati utilizzati per la produzione di vermouth e vini dolci da parte di grande aziende del Nord; tuttavia, con la diffusione delle Denominazioni d’Origine Controllata, i produttori hanno cominciato a riscoprire e rivalorizzare la Verdeca, e così oggi in Puglia si vinifica in purezza.

    Note di degustazione

    Questo vitigno è in grado di produrre un vino di colore giallo paglierino, tendente al verdolino. Il suo aroma delicato e gradevole è caratterizzato da un sentore fruttato, con note di ananas e una piacevole sfumatura di agrumi e bergamotto.

    Al palato la Verdeca è un vino fresco, asciutto, con un’armonica sapidità e una buona persistenza. La sua struttura leggera e dotata di fresca acidità lo rendono un vino ottimo per l’elaborazione in purezza.

Per maggiori informazioni, vi invitiamo a lasciare un commento oppure scrivere al nostro Enologo Nicola Centonze a enologia@nicolacentonze.it

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